Legumi francesi

Il quaderno giaceva predisposto a un grande salto nell’inferno amaro di un canto strepitoso di tizzoni ardenti senza senso ne direzione apparente.

Il topolino attendeva l’arrivo della stufa, stufo di quel ciarlatano in televisione che gli plagiava l’anima.

Il CD e il caffè erano ottimamente predisposti così da poter essere gustati appena usciti dal bagno. Il film diceva poco a entrambi, forse perché era muto, o forse perché era distante anni luce da quei mille racconti redatti sotto diversi stati d’animo che solo quei versi avevano la capacità di contenere.

Particolarmente bello era il ventoso trascorrere di giorni tutti uguali dediti alla canina tradizione del riflettere.

Lo zen, lo zenzero, la stessa cosa quando mancano. Tutto è uguale a tutto quando non c’è, perché è assenza. Quindi giù di assenzio.

E desiderio di veder scorrere veloci i giorni. Non tutti.

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Perché l’intuizione è portata da un altro livello di coscienza

Orwell disse che «i libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo» e, aggiungo io, che magari non eravamo in grado di esprimere, oppure che non avevamo mai esplicitamente espresso.
Allora la bellezza delle teorie scientifiche (le quali possono essere diversamente considerate e capite da persone diverse) è data da una pre-conoscenza di esse?

Allora è vero che una buona teoria deve essere bella, perché chi la enuncia è riuscito a formulare tale pre-conoscenza, quindi vedendola meravigliosa. Se risultasse ai suoi occhi brutta, allora non vi sarebbe sotto vera conoscenza, sarebbe erronea (tranne che per fortuite “coincidenze”?)

NdA: qui ci starebbe forse un sillogismo, ma mi sfugge terribilmete

Ecco che assume senso il motivo per cui spesso intravvediamo nelle opere altrui significati non intesi dagli stessi autori. Questi, producendo la loro opera, sono portati a usare certe parole (note, tecniche…a seconda dell’opera d’arte) piuttosto che altre e che pure potrebbero avere la stessa utilità nel raggiungere il fine voluto, perchè queste parole esprimerebbero la verità.
Gli spettatori dell’opera, poi, coglierebbero da questa nuovi significati, menanazioni a loro volta di verità, che conferirebbero all’opera la sua bellezza.

PS: leggendo su internet commenti riguardo alla citazione di Orwell spesso incontro pareri contrari che dicono che un bel libro deve smuovere dalle proprie concezioni. Tale parere mi trova parallelamente d’accordo a quello di Orwell, al quale io penso tenendo presente il continuo mutare, direi panta rei, dei punti di vista. Ecco quindi che un libro che mi trova d’accordo, che esprime ciò che sapevo, può essere visto orribilmente da altri con altri pareri. Ciò non mette il mio punto di vista al di sopra o al di sotto dell’altro, ma solo su un’altro punto di vista, per me vero, per l’altro no.

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Chiacchiericcio sul tempo

ATTENZIONE:
questo è il risultato di un mio vaneggiamento basato sulle minime conoscienze che ho sulla relatività generale e altre teorie che io possa essere andato a ripescare. Questo testo è più di metafisica che di fisica in quanto non ho ne gli strumenti teorici ne pratici (matematici) per dimostrare o confutare ciò che ho scritto.

Consideriamo il tempo come una dimensione spaziale.
Quella che chiamiamo velocità quindi è il rapporto fra i segmenti che compongono la traiettoria visibile e il modulo del vettore temporale descritto dal moto di un corpo.
Un calcolo dello spostamento complessivo si otterrebbe quindi incrociando i dati spaziali con quello temporale.
Chiamiamo per comodità questo incrocio “somma”. Tale somma non sarebbe una semplice addizione poichè così come per trovare il secmento che descrive una traiettoria non basta una addizione s = Δx + Δy + Δz ma bisogna avvalersi del Teorema di Pitagora s = √(Δx² + Δy² + Δz²). Quindi la nostra somma, per estensione, dovrebbe essere s = √(Δx² + Δy² + Δz² + Δt²).
Ecco però che si pone un problema: l’unità di misura.
Noi definiamo il metro in funzione del tempo impiegato dalla luce per percorrerlo. Come omogeneizzare lo spazio al tempo (come definire “un metro di tempo”? Probabilmente dalla misura della velocità della luce nel vuoto che è costante)? E come interpretare “la nostra velocità” (divenuta rapporto fra segmenti)? TEnendo presente che maggiore è la “velocità spaziale” minore è la “velocità temporale”, si rende necessario un riduttivo concetto di tempo assoluto da attraversare (probabilmente è solo un concetto troppo lontano dalla nostra realtà per poterlo concepire quello di “tempo spaziale”, che non richiede la presenza di un “tempo” inteso come lo è normalmente, ma che non possiamo capire, un po’ come immaginare un tesseratto*)?
Si possono considerare altre dimensioni per ogni grandezza scalare nelle proprietà variabili delle cose, quali la durezza, dove queste si sposterebbero spinti, magari, dal “tempo” (quello problematico, assoluto, umano)?

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* Un tesseratto, l’equivalente del quadrato e del cubo, a quattro dimensioni.

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Fine alla propria vita?

Perché mettere fine alla propria vita?

Meglio mettere vita alla propria fine!!

Il mio funerale sarà un mega-concerto!

Non si darà l’addio alla mia veccha vita, ma si festeggerà l’arrivo di quella nuova!

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E da noi va Colorado…


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