Mi stimo poco quando mi esamino; molto, quando mi confronto. (Il signor Chiunque)
- Scritto da root alle 17:37:34 // //
- Appunti personali, Opere d'arte
«Tutti, d’altronde, mi sembrano oggi più o meno nauseati di provare alcunché. Spero che ci saranno presto quattro o cinque teatri per capitale i quali, offrendo una rappresentazione sensibilmente migliore che nella realtà degli eventi usuali della vita, indurranno tutti a non darsi neppure più la pena di vivere. Quandi ci si vorrò appassionare o commuovere, si prenoterà un palco, sarà più semplice. Questa scappatoia non sarebbe millevolte preferibile, dando retta al buon senso?… Perché esaurirsi in passioni destinate all’oblio?… Che cosa non si finisce per dimenticare nel giro di un semestre? Ah! se sapeste quanto silenzio portiamo in noi!…»
Tratto dal racconto Sentimentalismo di Villeirs de l’Isle-Adam, 1883.
Profetico, eh?
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Legumi francesi
- Scritto da root alle 19:00:23 // //
- Appunti personali, Delirio alle due del mattino
Il quaderno giaceva predisposto a un grande salto nell’inferno amaro di un canto strepitoso di tizzoni ardenti senza senso ne direzione apparente.
Il topolino attendeva l’arrivo della stufa, stufo di quel ciarlatano in televisione che gli plagiava l’anima.
Il CD e il caffè erano ottimamente predisposti così da poter essere gustati appena usciti dal bagno. Il film diceva poco a entrambi, forse perché era muto, o forse perché era distante anni luce da quei mille racconti redatti sotto diversi stati d’animo che solo quei versi avevano la capacità di contenere.
Particolarmente bello era il ventoso trascorrere di giorni tutti uguali dediti alla canina tradizione del riflettere.
Lo zen, lo zenzero, la stessa cosa quando mancano. Tutto è uguale a tutto quando non c’è, perché è assenza. Quindi giù di assenzio.
E desiderio di veder scorrere veloci i giorni. Non tutti.
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Perché l’intuizione è portata da un altro livello di coscienza
- Scritto da root alle 00:24:56 // //
- Appunti personali, Delirio alle due del mattino, Scienze e filosofia
Orwell disse che «i libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo» e, aggiungo io, che magari non eravamo in grado di esprimere, oppure che non avevamo mai esplicitamente espresso.
Allora la bellezza delle teorie scientifiche (le quali possono essere diversamente considerate e capite da persone diverse) è data da una pre-conoscenza di esse?
Allora è vero che una buona teoria deve essere bella, perché chi la enuncia è riuscito a formulare tale pre-conoscenza, quindi vedendola meravigliosa. Se risultasse ai suoi occhi brutta, allora non vi sarebbe sotto vera conoscenza, sarebbe erronea (tranne che per fortuite “coincidenze”?)
NdA: qui ci starebbe forse un sillogismo, ma mi sfugge terribilmete
Ecco che assume senso il motivo per cui spesso intravvediamo nelle opere altrui significati non intesi dagli stessi autori. Questi, producendo la loro opera, sono portati a usare certe parole (note, tecniche…a seconda dell’opera d’arte) piuttosto che altre e che pure potrebbero avere la stessa utilità nel raggiungere il fine voluto, perchè queste parole esprimerebbero la verità.
Gli spettatori dell’opera, poi, coglierebbero da questa nuovi significati, menanazioni a loro volta di verità, che conferirebbero all’opera la sua bellezza.
PS: leggendo su internet commenti riguardo alla citazione di Orwell spesso incontro pareri contrari che dicono che un bel libro deve smuovere dalle proprie concezioni. Tale parere mi trova parallelamente d’accordo a quello di Orwell, al quale io penso tenendo presente il continuo mutare, direi panta rei, dei punti di vista. Ecco quindi che un libro che mi trova d’accordo, che esprime ciò che sapevo, può essere visto orribilmente da altri con altri pareri. Ciò non mette il mio punto di vista al di sopra o al di sotto dell’altro, ma solo su un’altro punto di vista, per me vero, per l’altro no.
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Chiacchiericcio sul tempo
- Scritto da root alle 00:01:41 // //
- Appunti personali, Delirio alle due del mattino, Scienze e filosofia
ATTENZIONE:
questo è il risultato di un mio vaneggiamento basato sulle minime conoscienze che ho sulla relatività generale e altre teorie che io possa essere andato a ripescare. Questo testo è più di metafisica che di fisica in quanto non ho ne gli strumenti teorici ne pratici (matematici) per dimostrare o confutare ciò che ho scritto.
Consideriamo il tempo come una dimensione spaziale.
Quella che chiamiamo velocità quindi è il rapporto fra i segmenti che compongono la traiettoria visibile e il modulo del vettore temporale descritto dal moto di un corpo.
Un calcolo dello spostamento complessivo si otterrebbe quindi incrociando i dati spaziali con quello temporale.
Chiamiamo per comodità questo incrocio “somma”. Tale somma non sarebbe una semplice addizione poichè così come per trovare il secmento che descrive una traiettoria non basta una addizione s = Δx + Δy + Δz ma bisogna avvalersi del Teorema di Pitagora s = √(Δx² + Δy² + Δz²). Quindi la nostra somma, per estensione, dovrebbe essere s = √(Δx² + Δy² + Δz² + Δt²).
Ecco però che si pone un problema: l’unità di misura.
Noi definiamo il metro in funzione del tempo impiegato dalla luce per percorrerlo. Come omogeneizzare lo spazio al tempo (come definire “un metro di tempo”? Probabilmente dalla misura della velocità della luce nel vuoto che è costante)? E come interpretare “la nostra velocità” (divenuta rapporto fra segmenti)? TEnendo presente che maggiore è la “velocità spaziale” minore è la “velocità temporale”, si rende necessario un riduttivo concetto di tempo assoluto da attraversare (probabilmente è solo un concetto troppo lontano dalla nostra realtà per poterlo concepire quello di “tempo spaziale”, che non richiede la presenza di un “tempo” inteso come lo è normalmente, ma che non possiamo capire, un po’ come immaginare un tesseratto*)?
Si possono considerare altre dimensioni per ogni grandezza scalare nelle proprietà variabili delle cose, quali la durezza, dove queste si sposterebbero spinti, magari, dal “tempo” (quello problematico, assoluto, umano)?
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* Un tesseratto, l’equivalente del quadrato e del cubo, a quattro dimensioni.
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Pace totalitaria
- Scritto da root alle 21:09:35 // //
- Attualità, Politica, Appunti personali, Italia, Mondo
Attenzione!!
Questo post è stato scritto in preda al panico e potrebbe risultare frammentario e confuso.
Se volete post scritti (non buttati giù così) leggete gli altri ^^
Mi prudono le mani.
Mi prudono perchè mi sono stancato, perchè non riesco più a sopportare.
Non sopporto vedere tutto il tempo quelle cazzo di pattuglie della polizia, ora affiancate dai militari tanto per Videlizzare la situazione, che girano per la città per tenerci d’occhio.
Mi sono stancato di pensare che fra 8 mesi avrò finalmente 18 anni e che anche se andrò a votare non potrò scegliere che fra la corruzione nera che si siede a destra o a sinistra nel Parlamento.
Mi sono stancato che le frasi del più grande imprenditore occidentale dell’era contemporanea, Henry Ford, siano a disposizione del mondo intero, tradotte in tutte le lingue, e che la gente non ci pensi minimamente. Che dica che se la gente capisse il nostro sistema monetario «prima di domani scoppierebbe una rivoluzione» e che ciò non susciti il minimo interesse.
Mi sono stancato che la moneta, una delle più grandi invenzioni della storia, quella che ho in tasca, non valga niente perché il sistema bancario internazionale punti su quello, e che nessuno dica niente.
Mi sono stancato di vedere che i telegiornali non fanno neanche il minimo riferimento alla vera situazione del mondo, che della guerra civile in Thailandia non si sappia niente, così come negli “altri 130” dove si muore di fame.
Mi sono stancato che millenni di filosofia facciano la apologia all’uguaglianza e alla non violenza e che questo non rimanga che mera teoria per i libri di scuola.
Mi sono davvero rotto il cazzo che nel mondo ci siano sette miliardi di meravigliose persone in grado di amare e che di queste 1 muoia di sete, 2 di fame, e che comunque non si pensi che a fare la guerra. Che tutte queste persone intelligenti vengano distratte e rese agnellini irascibili semplicemente con pane e circo, per poi essere spinte all’odio.
E ne ho davvero abbastanza di tutti quei falsi profeti che inneggiano al nazionalismo, alla discriminazione del diverso, anche all’interno della propria nazione. Che per raccogliere dei voti si facciano cartelloni con un bambino in grembo, perché quello che conta è la Cristiana unione del matrimonio, anche se magari è il secondo.
Mi sono stancato anche di come non ci si ricordi neanche per sbaglio di tutti quegli eroi che hanno lottato per un socialismo; che nelle stazioni dei quartieri più poveri, dove questo dovrebbe essere un imperativo, si trovino fuori i cartelli che inneggiano alla violenza e all’odio.
Mi sono stancato del fatto che non si trovino in giro monumenti fatti agli operai, che la gente muoia tutti i giorni facendosi il culo per solo un pezzo di pane. Del fatto però che ci vendano per oro le “grandi opere”, che sono letteralmente castelli di carte. Che la diga del Vajont sia venuta giù perchè a progettarla ci hanno messo dei figli di papà idioti incapaci di fare il loro lavoro. Che l’Abruzzo sia un mucchio di macerie e che le banche pretendano pure il pagamento dei mutui.
Mi sono stancato di non vedere nelle scuole i ritratti di Gandhi e di Luther King.
Sono stufo del sentirmi dire che tanto il mondo non può essere cambiato, e di trovarmi nella condizione di non riuscire a ribattere.
Sono stufo marcio della demonizzazione di bellissimi termini quali socialismo e rivoluzione, una reazione del popolo lodata dall’inventore del liberalismo (cosa che a leggere oggi ci fa ridere).
Sono stufo, stanco e depresso del vedere le persone che amo e che so che capiscono i miei discorsi, di vedere me stesso, cadere nelle stupide trappole del sistema.
Mi fa schifo, davvero orrore, che dei giornalisti, degli artisti, dei pensatori, vengano arrestati, derisi, isolati e uccisi solo perchè cercano di far risvegliare le persone.
Mi fa davvero tristezza che la gente possa avere un punto di vista diverso solo sulla carta.
Che dei bambini paghino le colpe delle nostre azioni, che ci siano bambini violentati, stuprati, uccisi, strumentalizzati perchè l’uomo non riesce a trattenere le sue volgari deformazioni.
Vorrei vedere scomparire tutte quelle persone che non sono in grado di andare oltre il risultato dell’ultima partita di calcio.
Che ci si deva rinchiudere in una finta utopia pur di non impazzire, che ci si deva astrarre. E drogare, che ci si deva drogare per non dover pensare, per non stare di merda tutto il giorno. Ed è odioso che le droghe vengano tenute in mano alle mafie invece che allo stato (già che c’è, almeno che lavori a favore del popolo), che dire “liberalizzazione” faccia rabbrividire, quando invece risolverebbe tutti i problemi, come negli anni 80 dove le mafie hanno fatto scomparire per un po’ la cara Maria da Milano così da mettere in mano a tutti quei giovani l’Eroina che poi gli ha distrutti.
E potrei mettermi a piangere pensando al fatto che sia io in un blog misero a parlare di queste cose, e non le grandi testate giornalistiche.
Che in nome della sicurezza si riempia la città di telecamere, invece che pensare agli individui (che vorrei far notare che ultimamente non sono quanti le persone, che gli individui in senso stretto sono una piccola minoranza rispetto a quegli orridi ammassi di persone tutte uguali, indistinguibili).
Non voglio credere che si chiudano gli spazi sociali e si aprano le caserme.
Perchè vi ricordo che “socialismo” significa stare vicino alle persone, ascoltarle e fare in modo che queste abbiano pari dignità, diritti e risorse. E non è come ci vogliono far credere, che il socialismo è sinonimo di “mangiarsi i bambini”. È la furia che mi percuote quando penso al fatto che anche quelle nazioni che si sono dichiarate socialiste siano finite per uccidere i dissidenti, per buttarli nelle foibe.
Mi sono stancato di svegliarmi al mattino e di sentirmi in colpa perchè ho accesso all’istruzione, alle risorse, al cibo; che non sono costretto ad indossare un fucile e ad uccidere i miei fratelli. Perchè alla fine la storia di Adamo ed Eva, poche palle, tralasciate le questioni sulla cacciata infame dal paradiso terrestre, ha un fondamento molto importante: che siamo tutti figli dei due originari, e quindi tutti uguali.
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